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Archivio Gennaio 2008
(05/01/2008 - 00:32)

La villetta ecologica

di coro71

Si costruisce in meno di un mese, consuma pochissimo, produce da sola l´acqua calda e non ha bisogno dell´intervento né di un idraulico né di un imbianchino. E´ la casa del futuro, la Smarthouse, nome inglese ma costruttore italianissimo, anzi toscanissimo, il Gruppo Mabo di Bibbiena, guidato da Roberto Falsini, che ha stabilimenti anche a Frosinone, Torino, Novellara e Corsalone. La Smart è l´ultima nata in un´azienda che da quasi quarant´anni lavora nel settore dell´edilizia prefabbricata commerciale, industriale e civile occupandosi di ricerca e sperimentazione di nuovi materiali a risparmio energetico. Ieri per la prima volta la Smarthouse è stata mostrata in pubblico, anche se solo sulla carta, nel polo universitario di viale Morgagni in un convegno organizzato dall´ateneo di Firenze a cui partecipava anche il presidente della Regione Claudio Martini. Il modello della casa a basso consumo parte da una ricerca avviata nel nord Europa, in Olanda e Danimarca soprattutto dove il problema del risparmio energetico è molto più sentito che in Italia.

Il Gruppo Mabo ha "adattato" il modello alle esigenze nostrane, al punto da arrivare a produrre a livello industriale un guscio unico pronto per l´uso che all´esterno possa essere modificato, abbellito, ornato e infiocchettato secondo il gusto personale del padrone di casa. Le caratteristiche però sono identiche per ogni Smarthouse: ingresso con guardaroba, grande zona giorno con finestra scorrevole orientata a sud, cucina-pranzo illuminata da camini di luce proiettata dall´alto, due camere di 15 metri quadri, due bagni e uno studio. Sul fronte nord molte aperture da cui far entrare la luce con vetri tripli per non disperdere calore. C´è la possibilità di aggiungere un piano interrato, collegato con una scala al resto della casa. L´impianto è questo, uguale per tutte le Smart, sia le case singole che le villette a schiera, uniche due possibilità di realizzazione finora previste. Antisismiche e termicamente isolate dall´esterno, le casette smart sono in grado di mantenersi da sole. L´acqua calda è prodotta da pannelli solari che alimentano un boiler e nel tetto è inserita una copertura fotovoltaica quasi invisibile dall´esterno e quindi a basso impatto ambientale. A Firenze ieri è stata mostrata la cosiddetta "passive-haus, ossia la costruzione a massimo risparmio energetico consigliata per i climi non freddi come quello toscano e capace di consumare meno di 15 kilowattore per metro quadro all´anno. «In ogni caso», spiegano alla Mabo, «le nostre case sono tutte in classe A, contro una media attuale di edifici in classe G».

L´involucro termico, la copertura di legno che rimane visibile sul tetto delle camere da letto, i vetri isolanti, l´impianto che produce sia il caldo che il freddo, il ricambio dell´aria affidato a un sistema di ventilazione meccanica per evitare perdite di calore, i collettori solari e i pannelli fotovoltaici sono gli strumenti per risparmiare energia e, se possibile, produrne in eccesso rispetto ai consumi per venderla sul mercato. Un vantaggio doppio, insomma.

Sembra che la Smart sia anche facile da montare. Un mese in tutto, tra mura e finiture, col vantaggio di non dover chiamare idraulici ed elettricisti a completare gli impianti, che sono integrati nei pannelli che vengono realizzati a livello industriale. In pratica come in un gioco di costruzioni è tutto già predisposto, i tubi e i cavi sono dentro ai muri ed ogni casetta è predisposta per la domotica (le informazioni sono sul sito www.maboprefabbricati.com). «Stiamo lavorando da diciotto mesi insieme all´università di Firenze sul tema del risparmio energetico», racconta l´architetto Roberto Falsini, presidente del Gruppo Mabo. «Ora che la legislazione va sempre più in questa direzione possiamo dire che noi siamo pronti. Smarthouse è un proposta assolutamente innovativa ma tra le altre novità vorrei citare anche i nostri edifici che producono energia grazie alla nuova copertura Zenit Sole. Prodotti che mi rendono orgoglioso come imprenditore e come uomo che vive in una società dove il problema dell´energia è oggi centrale».

(05/01/2008 - 00:25)

Impianto fotovoltaico costi e risparmi

di coro71

 
Risparmio sulla bolletta e risparmio sulle emissioni di anidride carbonica. Un investimento che promette un ritorno non solo in termini economici ma anche ambientali. E' quanto può rappresentare per tutti noi la scelta di installare un impianto fotovoltaico. Già, ma quanto costa “davvero” fare questa scelta e qual'è il ritorno economico dell'investimento? Abbiamo fatto un po' di conti con l'aiuto dell'Enea.

Il costo dei panelli - L'impianto tipo che abbiamo esaminato è in grado di produrre 3 kW, ha una dimensione di 30 metri quadri ed è tarato per i consumi di una famiglia di quattro persone che possiede anche un condizionatore. Si tratta, insomma di un impianto “medio” che ha un costo massimo di 7.000 euro al kW più Iva al 10%. In tutto, dunque, occorre preventivare una spesa di 23.100 euro.

Le variazioni zona per zona – Un costo uguale per tutti ma una produzione che varia molto a seconda della zona e che è destinata ad incidere anche sui tempi di ritorno dell'investimento che oscillano dai circa 10 anni del Nord fino a scendere a poco più di 7 per il Sud. Ma può scendere ancora con un po' di accortezza. Lo stesso impianto, infatti fornisce una quantità di energia elettrica che varia in maniera significativa, dai 3.300 kWh all'anno per il Nord ai 4.500 per gli impianti che si trovano al Sud.

Il calcolo del risparmio - Con questa produzione ‘garantita’ si arriva a contabilizzare il risparmio sulla bolletta e quindi l'importo della somma che verrà riconosciuta sotto forma di tariffa incentivante, ossia di rimborso spese di produzione. Questo meccanismo è previsto dal nuovo decreto sul fotovoltaico e la tariffa viene riconosciuta per 20 anni. Questa è calcolata in misura pari a 0,44 euro per kWh prodotto considerando il nostro impianto “medio” e parzialmente integrato, un impianto cioè, di tipo familiare e non condominiale, panelli che possono essere messi sul tetto della villetta piuttosto che sul terrazzo dell'attico. Su questa base sommando risparmio sulla bolletta a tariffa incentivante, si ottiene un risultato che varia dai 2110 euro ai 2880 euro l'anno.

Il premio aggiuntivo - Una cifra, questa, che sale se si considerano i premi aggiuntivi previsto dal decreto: nel caso di installazione dei pannelli fotovoltaici abbinati a interventi di risparmio energetico, infatti, la tariffa incentivante sale e può essere aumentata fino al 30%, con il risultato che si riduce di quasi due anni il periodo necessario per ammortizzare l'impianto.

I finanziamenti locali – Riduzione ulteriore, poi, nel caso in cui si possa approfittare di incentivi locali per l'installazione degli impianti. Il decreto prevede la possibilità di cumulare le tariffe con il contributo ottenuto fino ad un massimo del 20% del costo dell'impianto. In questo modo anche al Nord già dopo soli 8 anni l'impianto è ripagato.

La detrazione fiscale – Le tariffe incentivanti, invece non sono cumulabili con le detrazioni fiscali. Per i pannelli fotovoltaici l'agevolazione prevista è pari ad una detrazione dalle imposte del 36% della spesa in 10 rate annuali di pari importo. In questo modo, come si vede, ci vogliono da quasi 15 a oltre 20 anni per ammortizzare l'investimento.

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Fotovoltaico, ecco i nuovi incentivi

Clicca per vedere la tabella ingrandita a cura dell'Enea

(05/01/2008 - 00:01)

Live earth se il rock salva il mondo

di coro71

Chi meglio delle rockstar può aiutare a sensibilizzare sui problemi del mondo? Prendete LIVE EARTH, il megaconcerto del prossimo 7 luglio in contemporanea mondiale, organizzato dall’ex vice presidente democratico americano Al Gore per attirare l’attenzione sui mutamenti climatici. Una maratona musicale che, con artisti come Madonna, Duran Duran, Beastie Boys, Foo Fighters, Red Hot Chili Peppers, Razorlight, Genesis, Keane, James Blunt, Snow Patrol, Black Eyed Peas, Roger Waters, Smashing Pumpkins, Police e Bon Jovi dal vivo a Londra, Tokio, Shangai, New Jersey, Johannesburg, Sydney e Rio de Janeiro, si preannuncia come un’evento storico.

Non la pensano così però sia Bob Geldof, l’organizzatore di Live Aid e Live 8, il primo ad avere l’idea di un megaraduno musicale per raccogliere fondi e sensibilizzare il mondo dui problemi della fame in Africa, sia gli Who. Geldof ha infatti dichiarato in un’intervista di non capire “perché Gore abbia organizzato tutto questo. L’effetto serra è un problema di cui tutti sono consapevoli da anni. Inoltre, Live Earth non ha un obiettivo finale - ha proseguito il cantante - io l’avrei organizzato solo se avessi avuto la garanzia di poter salire sul palco e annunciare iniziative concrete a favore dell’ambiente da parte dei candidati alla Presidenza degli Stati Uniti, del Congresso o delle grandi multinazionali. Loro questa garanzia non ce l’hanno. Live Earth - ha concluso Geldof - è solo un enorme concerto pop in cui Madonna o i Coldplay saliranno per l’ennesima volta sul palco”.

Dello stesso avviso anche gli Who che hanno incalzato: “L’ultima cosa di cui la terra ha bisogno è un concerto rock – ha dichiarato Roger Daltrey, voce della band -. Non posso crederci. Bruciamo ancora altra benzina. Abbiamo problemi col riscaldamento globale ma le domande e le risposte sono così grandi che non so cosa un concerto rock possa fare per aiutare la causa. La mia risposta alla questione è bruciare tutto il petrolio il più presto possibile, così i politici dovranno per forza trovare una soluzione”.

Che ne pensate?
Simili eventi possono aiutare a risolvere i problemi del mondo?
O credete che la musica debba rimanere un intrattenimento?

live earth

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